CAPITOLO 1 - PAZZIA E NORMALITÀ Alex aveva iniziato a pianificare la sua evasione con attenzione strategica. Le risorse erano limitate, i suoi viveri scarseggiavano. Era essenziale trovare altri sopravvissuti, individui non ancora sopraffatti dalla follia, disposti a unirsi a lui per sfuggire all'orrore. Con cura, preparò uno zaino con cibo, acqua, un kit di pronto soccorso e ogni arma di fortuna a sua disposizione. La notte offriva l'unica possibilità di muoversi con una relativa sicurezza. Armato di torcia e di un coltello da cucina, Alex aprì la porta del suo appartamento, deciso a farsi strada nell'oscurità. Ogni angolo delle strade poteva celare un pericolo, ogni ombra nascondeva una minaccia. Si muoveva con estrema cautela, sfruttando ogni possibile nascondiglio, il cuore pulsante ad ogni suono sospetto. Nonostante tutti i suoi sforzi di pianificazione, un evento imprevisto sconvolse i suoi piani. Un urlo lo guidò in un vicolo cieco, dove si trovò di fronte ad un umano che sembrava essere uno di quegli "alterati" di cui tutti parlavano. Un locale deserto gli offriva un'unica possibilità di fuga. Senza esitare, si rifugiò al suo interno, bloccando l'accesso. Il silenzio che seguì fu rotto solo dal suo respiro pesante e da quello di un'altra creatura. Occhi brillanti di un'intelligenza feroce lo fissavano dall'ombra. L'"alterato" era un uomo capace di dissolversi nell'aria, il suo corpo si trasformava in un flusso di particelle, rendendolo quasi indistinguibile dal vuoto. Mentre l'"alterato" avanzava per attaccare, Alex non sapeva cosa fare: panico e paura, il cuore che sembrava voler scardinare la cassa toracica per scappare da solo. Istinto o agitazione, difficile a dirsi, Alex fece un veloce movimento verso la sua destra e un dolore lancinante penetrò la sua spalla sinistra; se non si fosse spostato, probabilmente sarebbe morto. L'adrenalina iniziò a pulsare violentemente, non poteva vederlo, ma ora sapeva dov'era. Alex afferrò il braccio dell'uomo invisibile che l'aveva colpito con qualcosa di affilato, strinse il braccio come non aveva mai fatto, sentiva i muscoli dell'avambraccio bruciare, poi si avventò goffamente sull'uomo e iniziò a colpirlo senza pensare a nulla se non alla sua sopravvivenza. Le nocche affondavano in qualcosa che non aveva una forma fino a che il sangue non iniziò a fuoriuscire, dipanando le linee del volto, ma Alex non si fermò: non poteva o sarebbe morto. Dopo alcuni minuti, l'uomo invisibile divenne ormai visibile, era un pezzo di carne da macello grondante sul pavimento che stava per esalare l'ultimo respiro. Alex lo fissava, attendendo la morte di quell'essere che in realtà non era altro che un essere umano un po' diverso dagli altri e il pensiero lo fece vomitare istantaneamente. Infine la morte giunse e, nello stesso istante, qualcosa si insinuò nel suo corpo; non riusciva a capire cosa fosse, ma era chiaro, come se l'avesse sempre fatto, che poteva fondersi con l'aria circostante. Il potere sembrava essere stato trasferito dal corpo dell'uomo ad Alex. La situazione non era cambiata, aveva una ferita al braccio sinistro, la città sembrava totalmente impazzita e il luogo dove ora si trovava non era proprio il massimo della sicurezza. Velocemente Alex cercò qualcosa per fermare la fuoriuscita di sangue e per disinfettarsi, ma non c'era molto; per fortuna aveva preso delle garze prima di fuggire e furono molto utili. Ora poteva spostarsi, da quello che aveva compreso dal nuovo potere, qualsiasi cosa toccava, indossava scompariva con lui una volta attivato, con l'inconveniente che i cibi cambiavano sapore, anche l'acqua. Non riusciva a comprendere come tutto questo fosse possibile, fondersi con l'aria è una sorta di scomposizione molecolare e riassemblaggio e non stiamo parlando di un oggetto inanimato ma di un corpo vivente. Tutto questo scardina qualsiasi convinzione e legge fisica del mondo, ma forse è proprio per questo che tutto stava andando a puttane. Alex decise che doveva portarsi su un punto più elevato per osservare la situazione, visto che poteva mimetizzarsi si sentì abbastanza sicuro della sua scelta. Con cautela aprì la porta che dava sulla strada, l'alba stava avanzando timidamente e la visuale era abbastanza libera. Si fuse con l'aria e iniziò a camminare per strada. C'erano più persone di quante si potesse aspettare, tra l'altro molte su di giri che testavano e provavano i loro poteri, mentre altre fuggivano in preda alla disperazione. Alex notò una specie di antenna radio molto alta e pensò che sarebbe stato luogo perfetto per dare uno sguardo dall'alto alla città e, nel momento in cui lo pensò, stava già fluttuando verso quel punto. Non aveva ancora capito che fondersi con l'aria gli permetteva di spostarsi anche in verticale, questo aprì un ventaglio di possibilità inaspettate e anche una chance in più di non morire. Quello che vide però non fu altrettanto incoraggiante, molte strutture erano state date alle fiamme, altre sembravano sciolte o mangiate, si notavano impronte dentali gigantesche su alcuni capannoni. Cose senza senso e senza logica si palesavano davanti al suo sguardo e nonostante quello che gli era appena accaduto, non riusciva a dare un senso logico a tutto questo. Lo stomaco iniziò stranamente a brontolare e più stava in quella posizione sospeso nell'aria, più sembrava che la fame aumentasse, così fino al primo giramento di testa. Alex capì subito che levitare consumava moltissime energie; ora che ci pensava meglio, l'uomo che aveva brutalmente massacrato era molto corpulento, forse aveva capito meglio lui come usare quel potere, ma ora era morto. Il pensiero di aver ucciso un uomo a mani nude lo investì come un treno, aveva rimosso per un attimo quello che aveva fatto ma da qualcosa del genere non si può fuggire. Alex scese rapidamente e cercò un luogo dove poter fare mente locale senza doversi guardare attorno e soprattutto senza dover per forza restare in forma gassosa. Doveva anche mangiare qualcosa il prima possibile ma aveva alcune scorte nello zaino. Non era lontanissimo dal parco statale dove vi erano delle grotte particolari che sarebbero state un perfetto nascondiglio temporaneo. Iniziò a dirigersi di buon passo cercando di evitare le strade principali, utilizzando ad intermittenza il proprio potere. Gli veniva naturale utilizzarlo, non doveva sforzarsi, bastava deciderlo come quando si decide di alzare la mano destra o quella sinistra, era del tutto automatico; questo sicuramente era un vantaggio non indifferente e che lo stava aiutando moltissimo nella sua fuga. Nel mentre che la sua camminata fluttuante lo portava verso il parco, cercava di comprendere il motivo di questo disastro. Ma la situazione era così senza un senso che partire a fare ipotesi senza uno stralcio di indizio era totalmente inconcludente. Più avanzava verso la destinazione, meno la popolazione era densa per fortuna, meno occhi, meno poteri e quindi meno problemi. Alex incontrò tre umani normali in tutto il viaggio ma erano totalmente terrorizzati da qualsiasi cosa, avvicinarli sarebbe stato troppo rischioso, avrebbero potuto attaccarlo e attirare altri verso di lui, doveva pensare a sopravvivere, tutto il resto non contava. Finalmente giunse alle grotte che si trovavano all'interno del parco. C'erano alcuni animali nei dintorni ma essi non sembravano essere affetti da nessun tipo di stramberia e questo in parte risollevava l'animo di Alex. Facendo molta attenzione Alex si introdusse nelle grotte e cercò il punto più nascosto possibile, dopo qualche centinaio di metri si ritenne soddisfatto e decise di sedersi e di mangiare subito qualcosa. Le forze sembravano tornargli, era al limite e infine dopo aver allentato la tensione scoppiò a piangere singhiozzando all'interno della sua felpa per non fare rumore. Era vivo, per ora era vivo ed era riuscito a fuggire da quell'inferno. Alex era un programmatore di tutto rispetto ma con il fisico di un sollevatore di polemiche, quindi non di certo prestante; magro come un chiodo, alto 180 cm, occhi azzurri e verdi, capelli castano scuro. La sua vita fino ad ora era stata scandita da una banale routine: mangiare, programmare, dormire, niente di più niente di meno. I pasti lasciavano a desiderare, 100% cottura microonde per qualsiasi cosa: caffè, uova, pane, pasta, carne, latte. Ogni tanto leggeva libri di fantascienza e quindi trovarsi in una situazione del genere era sì sconvolgente ma grazie alla lettura aveva alcune basi su cui poggiare i suoi prossimi passi. Alex iniziò a stilare una serie di punti fondamentali per la sua sopravvivenza, non scrisse nulla da nessuna parte, li stilò nella sua mente e nella struttura di programmazione a oggetti in cui era tanto caparbio. [CODE] class S { bool A = false, B = false, C = false, D = false, E = false; void U() { std::string S = E(); if (S == "S") { T(); } else if (S == "P") { A = true; } else if (S == "F") { B = true; } V(); } std::string E() { // Simulazione della valutazione dell'ambiente return "S"; } void T() { if (A && B && C && D && E) { M(); } } void M() { // Modalità sopravvivenza attivata } public: void R() { U(); } }; int main() { S a; a.R(); return 0; } [/CODE] Probabilmente solo Alex riusciva a decifrare correttamente il suo codice e forse decise questa modalità in caso qualche alterato avesse la possibilità di leggere nel pensiero. Alex ormai era tra il paranoico e il previdente e forse era la scelta corretta da fare. La giornata era appena iniziata e di sicuro nel peggior modo possibile, la peggior giornata di tutta la sua vita. Fino ad ora. Alex aveva un portatile nello zaino e uno smartphone, il portatile non voleva accenderlo perché consumava troppa energia e non aveva ancora idea di dove andare, ma lo smartphone poteva tenerlo in modalità risparmio. Le comunicazioni 4g funzionavano ancora, Alex voleva contattare il fratello, mamma e papà erano morti da parecchio tempo, gli unici parenti erano dall'altra parte del mondo, aveva però paura di contattarlo, qualcuno poteva intercettare la sua posizione, potevano esserci predatori alterati con l'abilità di localizzare segnali gsm? Alex era in modalità difensiva e non era sicuro se stesse esagerando o meno. Dopo alcuni ragionamenti decise che comunque non poteva stare lì, quindi prima di mandare un messaggio a qualcuno doveva capire dove trovare un rifugio con elettricità e acqua. Sapeva che vi erano dei rifugi nei dintorni ma era convinto che sarebbe stato uno sbaglio dirigersi in quei luoghi, Alex era convinto che fossero pieni di alterati o che gli umani che erano rifugiati all'interno potessero essere violenti per accaparrarsi le risorse. La scelta più intelligente per Alex era trovare un supermercato di piccole dimensioni oltre la periferia e ne stava cercando uno sullo smartphone. Non voleva ancora cercare informazioni sull'accaduto, doveva farlo con calma una volta sistemato, doveva fare ricerche e chiedere nel Dark Web da fonti non filtrate. Quello che stava accadendo qui era qualcosa di grosso, se fosse stato lui a capo del Governo o di qualsiasi ente di controllo, non avrebbe lasciato trapelare questa storia, per infiniti e svariati motivi, figurarsi quindi chi stava veramente al potere cosa stava escogitando. Era comunque stupito che Internet ancora funzionasse, forse avranno isolato le informazioni per dare un falso senso di sicurezza? Ma che pro? Troppe domande e non era il momento giusto, Alex doveva concentrarsi per trovare il supermercato perfetto. Alex passò diversi minuti alla ricerca di un posto abbastanza isolato da poter essere ignorato dagli alterati e finalmente qualcosa venne fuori. Un KTA che sembrava proprio fare al caso suo, era molto lontano ma guardando la mappa e usando lo spostamento verticale con il suo potere avrebbe potuto giungervi in meno di tre ore. Era una struttura piccola nascosta dalla strada principale, bisogna svoltare due volte prima arrivarci, quindi difficilmente individuabile. Vicino c'era anche una piccola fontana, questa era una buona cosa. Dopo un'ora di pianificazione del tragitto Alex decise di inviare un messaggio indicando al fratello dove si stava dirigendo e che se stava bene di incontrarsi nel luogo prefissato. Il fratello non era uno sprovveduto, teneva sempre il cellulare bloccato con il codice, le possibilità che qualcuno potesse vedere quel messaggio erano basse anche perché usavano una chat criptata segreta per le cose importanti e avrebbero quindi dovuto conoscere due codici per intercettarlo. Non era impossibile ma solo molto improbabile. Con attenzione e occultato uscì lentamente dalla grotta; c'erano alcuni alterati che parlavano tra loro, alcuni invece sembravano come lobotomizzati, in ogni caso nessuno di loro sembrava essersi accorto di Alex. Il viaggio non fu semplice, anche con il nuovo potere Alex dovette tenere gli occhi ben aperti, ma più si allontanava più gli alterati sembravano diminuire, ma si aspettava di trovare però più umani normali, invece nessuno all'orizzonte e questo fatto lo preoccupava non poco. Il KTA era vicino, arrivato a meno di 100 metri Alex iniziò un appostamento di svariati minuti. Non sembrava esserci nessuno, nessun cliente, nessun alterato, niente di niente. Alex non credeva alla fortuna, nemmeno per sbaglio, però non poteva fare altro che avanzare per controllare. Fuso con l'aria circostante arrivò davanti alle porte del piccolo supermercato, gli scaffali sembravano essere tutti pieni e ordinati. Involontariamente tentò di aprire la porta, si accorse così di poter trapassare la materia in quello stato. Trapassare la porta però non era il termine adatto, in realtà il suo "corpo" gassoso sgusciava tra le fessure. Una volta entrato sentì qualcosa. C'era qualcuno e più di uno. Si avvicinò lentamente proseguendo nel retro del supermercato; quello che vide fu scioccante! Svariati alterati erano in semicerchio con le mani appoggiate su un microonde! Cosa stessero facendo era più che chiaro anche se in realtà non avrebbe dovuto esserlo. Alex poteva vedere dei filamenti verdi fuoriuscire dal microonde e penetrare nelle carni degli alterati, essi sembravano estasiati da quel momento, sollevati o meglio ammaliati. Alex capì subito che quel microonde era collegato agli eventi assurdi capitati fino ad ora, eppure era una cosa così ridicola che prenderla in considerazione era da pazzi. Ma la pazzia era diventata la nuova normalità, la missione per ora non cambiava, sopravvivere aveva la priorità e se bisognava diventare pazzi per farlo allora si doveva fare.